Piantar Maggio: inno alla natura

 

 

 

Le tante feste che si svolgono nel mese di Maggio affondano le loro radici nel passato e non costituiscono un fenomeno isolato, trovando riscontro in zone dell'Italia e dell'Europa.

Si tratta  di tradizioni antichissime, le cui origini si perdono in un tempo remoto e il fatto che esse siano così sentite e così radicate sta ad indicare la forza e l'importanza che i loro rituali rivestivano, riuscendo a coinvolgere le forze ataviche della natura e le esigenze primarie dell'uomo di cibarsi e di riprodursi.

I riti in questione sono infatti riferiti alla fertilità, dove gli alberi sono chiaramente simboli fallaci.

L'atto sessuale, proprio in questo caso, è evidente nell'atto in cui si "pianta".

Il rito compiuto rivestiva un duplice valore, propiziatorio per la raccolta dei prodotti della terra e beneaugurante per la fecondità che permetteva alla terra di rivestirsi  di nuove gemme  e alla vita umana di perpetuarsi assumendo anche un valore di riconciliazione con le forze della natura.

 

Questi due elementi intrinseci alle manifestazioni sono ancora evidenti nel fatto che la celebrazione avviene proprio a cavallo dell'ultimo giorno di Aprile e il primo di Maggio, dove Maggio anche dai Romani sarà indicato come il mese dedicato alla divinità Flora, dea della germinazione e della fioritura.

Di questa tradizione si ha notizia come anticamente si celebrasse nella cultura delle popolazioni dei paesi anglosassoni dove proprio in questo giorno si ricordava la divinità di Beltain,  divinità solare.

I riti di fecondità venivano celebrati  affinché il dio solare potesse, con il suo calore, unirsi e fecondare la dea madre e dare così vita e rinnovamento a tutta la terra.

Anche in questi antichi villaggi, in quello che doveva essere il punto di incontro più importante, il cuore del villaggio, si portava un albero per adornarlo di nastri e di frutta, mentre si ricavavano le ceneri da quello dell'anno precedente, a cui si attribuivano proprietà apotropaiche di fuggire le influenze negative  e benefiche, di poter fecondare i campi dove venivano sparse.

In questo giorno, poiché veniva reputato sacro, la giovane Dea e il giovane Dio si incontrano per la prima volta e si innamorano; ciò aveva grande importanza per le giovani donne che volevano cercare l'amore o che desideravano procreare.

Le donne portavano infatti, corone di fiori e vi danzavano intorno per festeggiare la fertilità della terrà.

Ancora oggi in alcuni paesi si ritiene che il bagno fatto nella prima rugiada del primo giorno di maggio propizi l'incontro con il vero amore o abbia addirittura poteri curativi.

Ancora oggi Maggio è il mese che meglio si coniuga al rito di matrimonio e non certo solo per il clima.

Nel corso del tempo si ebbero delle varianti al rituale, anche se il significato non cambiava.

L'albero poteva e può assumere varie forme: Albero intero, sfrondato ed adornato o nudo.

Intorno o su di questo potevano realizzarsi corse (a cavallo o a piedi) o scalate per raggiungerlo (alberi della cuccagna), balli, canti intorno: processioni con albero  di Maggio fatte attraverso i campi per renderli fecondi.

Anche nei Paesi anglosassoni e germanici la tradizione dei festeggiamenti fatti nel mese di Maggio è ancora molto viva.

Si intrecciano danze intorno a quello che viene chiamato Palo di Maggio, costituito in genere da legno di betulla ornato con strisce di stoffa colorate o dipinto di bianco e rosso.

Nei Paesi anglosassoni queste danze si chiamano May-Pole Dance (Danza del Palo di Maggio), e il tronco viene ornato di foglie e fiori.  [R. Gammaitoni].

 

 

LA FESTA DEL “MAGGIO” A CASTEL GIORGIO. 11 E 12 MAGGIO.

 

La “festa del Maggio” esisteva a Castel Giorgio fin già da qualche anno prima del 1624 risultando ciò da documentazione di archivio ed intendendo per “festa del maggio”, soprattutto il “solito palo”.

Il Bando  documentale disponeva appunto che il “solito Magio” doveva essere piantato [e non alzato], solo dopo l’arrivo della processione e solo dopo che il “Signore”, [figura che sarà sostituita dall’attuale Festarolo del Maggio], dei Bifolci  [agricoltori del contado], aveva portato il solito Cero in Chiesa.

Si trattava allora probabilmente di un palo di modeste e ridotte dimensioni  rispetto a quello attuale che non prevedeva la  rancata, come oggi, ma intorno al quale si svolgevano giochi, canti, balli e  pasti.

Nel contesto del periodo napoleonico e con il cambiamento della nuova borghesia agraria, anche la festa del Maggio cambia e si trasforma probabilmente in quella attuale e cioè l’ arzata  la sera dell’11 maggio [vigilia] e la rancata  il 12 maggio.

La festa viene così dislocata su due giorni proprio perché l’albero Maggio  assume ben altre dimensioni e grandezza: una pianta gigante di circa una ventina di metri che per essere piantata – o meglio a questo punto “arzata” – ha bisogno di un preordinato e collaudato rituale oltre che di attrezzi adeguati.

A fornire il Maggio è stata – in questi ultimi secoli – la famiglia Ravizza – Valentini di Montalfina.

Con l’ “imborghesimento” del rituale, il Maggio stesso non solo si arricchisce di tradizione, ma non rappresenta più un omaggio al Vescovo, qualificandosi invece come “albero della libertà”, secondo la tradizione anglosassone e francese.

Le interpretazioni fin qui avanzate sembrano spiegare adeguatamente i principali aspetti della festa del Maggio: la festa nella festa, la contrapposizione [ricomposta] tra sacro e profano, la simbologia della frasca di agrifoglio e di ghirlanda di bosso in cima all’albero ed il gallo che sveglia la gente e richiama l’idea di libertà; poi i doni – per lo più ciambelle – per tutti, come meritato premio finale.

Ed il perentorio a tutt’oggi ricordato monito [in dialetto castelgiorgese di probabile sapore ottocentesco] di non salire sull’albero fino a che il Santo non è entrato in Chiesa [nun se ranca sul Maggio ‘n zinanche che ‘l Santo n’è rento ‘n Chiesa], sta ancora lì a tenere separati due momenti che solo la saggezza popolare ha saputo e voluto ricomporre.

Per questo sembra giusto definire – come peraltro è stato fatto – il Maggio, come un archivio della storia locale.

 

[enzo prudenzi – maggio 2003 – libera rielaborazione dalla pubblicazione di Antonio Casasoli sulla Festa del Maggio attraverso i tempi]